L’immagine che vedete qui sopra riproduce una scena di relax durante un burn up di un certo David Beckham e dei suoi amichetti nella campagna inglese. Tutto è fine anni Cinquanta: il bianco e nero carbonioso, il décor, le moto senza fregi, lo stile dell’abbigliamento, l’abbandono estremamente informale. Naturalmente è tutto finto, ma la classe si vede. La foto è una delle migliori che Peter Lindbergh ha scattato nel Buckinghamshire rurale per la collezione Belstaff disegnata dall’ex numero 7 del Manchester United, o chi per lui. “Classici da moto di lusso che ritornano,  ridefiniti dallo stile personale e iconico di Beckham”. Potrebbe suonare del tutto artificioso, senonché Beck è sempre stato un vero appassionato di moto (che da giocatore non poteva guidare per contratto) e i suoi giretti li fa davvero, vedi l’avventura amazzonica in Bonneville dell’anno scorso. A Hollywood è in buona compagnia, la moto è diventata una specie di ossessione per le superstar. Orlando Bloom che produce il documentario The Greasy Hands Preachers, la Arch Motorcycle Company di Keanu Reeves, Brad Pitt che da tempo è diventato uno dei clienti più affezionati di Shinya Kimura, e la lista potrebbe continuare… Ma torniamo alle giacche Belstaff.

La prima non si scorda mai. Non la mia, ma quella dell’Armando che lanciava la sua BMW R100 RS sul pavé del centro con piglio britannico e sigarettino stretto fra le labbra. Era una Tourmaster quattro tasche “bella catramata”, come diceva lui. E difatti il passeggero doveva stare attento a strofinarsi contro la sua schiena, pena la maglietta annerita dalla paraffina. È questo che rendeva così peculiari e amate dai motclisti le giacche prodotte a Longton, nello Staffordshire, dal remoto 1924. L’idea di Eli Belovitch e di suo figlio Harry Grosberg fu di impermeabilizzare un particolare tipo di cotone egiziano con oli naturali che permettono al tessuto di respirare, pur rendendolo resistente alla sempiterna pioggerellina inglese.
Le celebri Tourmaster e le Trialmaster ebbero testimonial d’eccellenza come il colonnello T. E. Lawrence d’Arabia, maniaco divoratore di miglia sulle sue sette Brough Superior, e persino Ernesto “Che” Guevara (altro motociclista pesante) e lo scrittore Arthur Miller, l’ex signor Monroe. Dopo un periodo di crisi negli anni Novanta, Belstaff era stata acquisita e rilanciata dalla Clothing Company della famiglia Malenotti (già Honda Samoto). Oggi appartiene a un gruppo che possiede anche altri marchi di abbigliamento e accessori di lusso come Bally e Jimmy Choo (le scarpe di Sex and The City, avete presente). Questo serve a spiegare perché Belstaff sia stata riposizionata in alto e proponga oggi una collezione per uomo e donna anche in pelle ormai più vicina al casual/adventure, che al classico moto. Il che non toglie che le giacche Belstaff mantengano un appeal fortissimo. Anche senza catramare il passeggero.

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