I Signori dell’Anello

C’è poco da fare, gli anelli fanno girare la testa. È insito nella loro natura rotonda e infinita. Chiedetelo allo stupore e all’emozione di una donna che sta per ascoltare la frase da tre carati. A Bilbo Baggins o a Frodo quando s’infilano l’Unico Anello al dito, mentre lo spazio e il tempo si dissolvono nell’invisibilità. Oppure, se siete davvero fortunati a conoscerne uno, fatevelo raccontare da quei piloti e collaudatori che hanno avuto l’audacia di percorrere l’Anello ad Alta Velocità durante un test estremo, un Gran Premio o la 1000 Km di Monza. Posso solo avere un’idea vaghissima di cosa provassero, con il pedale dell’acceleratore incollato al pianale, o la manetta del gas inchiodata sul tutto aperto, schiacciati dalla forza centrifuga sul piano inclinato delle curve sopraelevate.
Diversi anni fa il pilota Dario Marchetti mi raccontò la sua esperienza sul banking di Daytona – che con i suoi 32° è ancora meno ripido di Monza – alla Battle of The Twins sulla sua Ducati 916. Si arrivava sparati dal rettilineo alla massima velocità e bisognava avere il pelo di non chiudere per entrare alti, per sfruttare al massimo la traiettoria. Poi a metà sopraelevata guardava a sinistra e l’avversario che stava superando non era più di fianco, ma sotto
Glemseck 101 ha quattrocento metri della vecchia Solitude, che nonostante la poesia del nome ormai è solo un pezzettino di strada provinciale chiuso al traffico. Il Cafe Racer Festival sfrutta ancora le curve paraboliche del circuito di Monthléry, sotto Parigi. Noi della Reunion ci siamo fidanzati con l’Autodromo di Monza, un tempio della velocità pari solo a Indianapolis. Anche se dell’Anello noi sfrutteremo il rettilineo, ne potremo respirare la storia. Qualcosa che non si compra, né si può cancellare. Davanti alla ragazza con la bandiera, con le sopraelevata in fondo allo sguardo, un’infinitesimale parte dentro il casco sognerà di essere Signori dell’Anello. Certo che se ci aprissero anche le curve…
(Giusto per avere un’idea: la sequenza che apre il post è una delle più avvincenti di Grand Prix del 1966, il film che Steve McQueen avrebbe voluto interpretare solo per il gusto di guidare una Formula 1).

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